I CONTI DI COLLESANO
Il ramo dei Ventimiglia conti di Collesano ha inizio con lo scorporo della contea da quella di Geraci, operato nel 1337 dal conte Francesco, all'atto della divisione ereditaria dei beni familiari fra i figli Emanuele - il primogenito, cui veniva destinata Geraci e Francesco. La nuova contea entrava in possesso del giovane Ventimiglia solo dopo la restituzione dei beni paterni nel 1354, che avveniva grazie ai legami che questi stringeva con il potente Blasco Alagona, Maestro Giustiziere del regno e capo della fazione "catalana".
La collocazione fazionaria del Ventimiglia derivava dal ruolo preminente che nella parte avversa avevano i Palizzi, artefici e beneficiari della rovina del conte Francesco I. L'intraprendenza politica faceva del conte di Collesano l'esponente più prestigioso della famiglia, tanto che, alla morte del fratello, Francesco congiungeva il titolo geracense a quello di Collesano, unificando il dominio madonita per diversi decenni, fino al 1388, quando il conte moriva. L'eredità di Collesano, di nuovo separata da Geraci, passava allora al figlio Antonio, spesso in contrasto con il fratello Enrico conte di Geraci. Dai due successivi matrimoni di Antonio, con Margherita Prades e con Elvira Moncada, nascevano rispettivamente i figli Francesco e Giovanni, Enrico e Costanza. Dopo la morte di Enrico, una complicata vicenda politica e familiare portava alla successione ereditaria di Costanza, sposata con il cavaliere valenzano Gilabert Centelles, nella contea di Collesano, anche se Francesco e i suoi discendenti - fino al XIX secolo -, cui rimaneva il titolo di signori di Gratteri, non cessavano di rivendicare il possesso della contea, intitolandosene. La ribellione del figlio di Costanza e Gilabert, Antonio, conduceva nel 1440 alla confisca della contea, che passava ai catalani Cardona, per confluire poi nel colossale patrimonio di casa Moncada nel XVII secolo.
L'orgogliosa rivendicazione del titolo comitale di Collesano diveniva un motivo permanente dell'identità familiare: nel 1634, Elena, sorella del barone di Gratteri Pietro, faceva riunire nella chiesa di S.Maria di Gesù di Gratteri i resti di numerosi antenati, a partire da Francesco, il figlio diseredato del conte Antonio, a Margherita Peralta e Isabella Prades, rispettivamente madre e moglie di Francesco. La lapide posta sull'ossario cita la parentela reale delle due antenate (pronipoti l'una di Giacomo II d'Aragona, l'altra di Federico III di Sicilia), ricalcando la rivendicazione del sangue reale costantemente praticata anche dai Ventimiglia di Geraci.
Gli altri antenati seppelliti nella chiesa, sotto la medesima lapide, sono i baroni di Gratteri (in ordine cronologico inverso) Carlo, Pietro I, Francesco e Giovanni, figlio di Francesco, con le loro mogli e figli.
L'orgogliosa rivendicazione del titolo comitale di Collesano diveniva un motivo permanente dell'identità familiare: nel 1634, Elena, sorella del barone di Gratteri Pietro, faceva riunire nella chiesa di S.Maria di Gesù di Gratteri i resti di numerosi antenati, a partire da Francesco, il figlio diseredato del conte Antonio, a Margherita Peralta e Isabella Prades, rispettivamente madre e moglie di Francesco. La lapide posta sull'ossario cita la parentela reale delle due antenate (pronipoti l'una di Giacomo II d'Aragona, l'altra di Federico III di Sicilia), ricalcando la rivendicazione del sangue reale costantemente praticata anche dai Ventimiglia di Geraci.
Gli altri antenati seppelliti nella chiesa, sotto la medesima lapide, sono i baroni di Gratteri (in ordine cronologico inverso) Carlo, Pietro I, Francesco e Giovanni, figlio di Francesco, con le loro mogli e figli.


