FRANCESCO VENTIMIGLIA CONTE DI GERACI
Primo membro della famiglia a comparire con il titolo di conte di Geraci, nel primo decennio del Trecento, probabilmente in seguito alla conferma da parte del nuovo re di Sicilia Federico III dell'effimera investitura fatta al padre da Carlo d'Angiò nel 1300, nel quadro del recupero della fedeltà di alcuni ribelli siciliani.
Come il padre, era pure insignito del titolo ereditario di Maior Camerarius, che indica il ruolo di grande importanza che il conte rivestiva a Corte. Fra i maggiori protagonisti delle vicende politiche e militari del nuovo regno siciliano e della guerra contro gli angioini di Napoli, veniva inviato in missione diplomatica presso papa Giovanni XXII, si impegnava nella guerra armando delle galee, era fra i più influenti consiglieri del sovrano, annoverava fra i propri alleati e seguaci esponenti di primo piano dell'aristocrazia, quali gli Antiochia e i Rosso. Nel 1315 sposava la figlia del conte di Modica Manfredi Chiaramonte, che però non gli dava eredi e che ripudiava, per legarsi con Margherita Consolo. Il ripudio accresceva l'inimicizia della fazione chiaromontana (il conte di Modica aggrediva Francesco per le strade di Palermo), sommandosi alla rivalità politica per il controllo della Corte regia, nella quale il Ventimiglia prevaleva, fino all'esilio dell'avversario. Negli anni successivi, tuttavia, si accendeva un'analoga rivalità con la famiglia emergente dei Palizzi, alleati del Chiaromonte, che godevano del favore del nuovo sovrano Pietro II e provocavano la condanna come traditore del Ventimiglia; questi veniva assediato a Geraci dagli armati del re, e moriva tentando la fuga. La contea veniva confiscata, e rimaneva in mano ai rivali politici fino al 1354. Dopo questa data, con la reintagrazione degli eredi Emanuele e Francesco, si attuava la disposizione successoria di Francesco, che prevedeva la divisione del patrimonio territoriale in due contee, facenti capo a Geraci e Collesano.


