LA CITTÀ SUL MONTE D'ORO
Monte d'Oro, “U Munti”, un Km ad ovest di Collesano, si erge solitario e aspro balzando improvvisamente dai 520 m sul livello del mare della provinciale Campofelice — Collesano, che lo fiancheggia ad est, fino agli 808 metri di altitudine della sommità.Vera fortezza naturale, inattaccabile da ovest per la ripidità delle pareti compatte, di difficilissimo accesso anche dagli altri lati, è raggiungibile fino al pianoro sommitale solo da est attraverso un incerto e stretto sentiero, frequentato da secoli quasi soltanto da pochi, solitari, pastori.
Ancora alla metà del Settecento il cronista locale Rosario Gallo riferiva di un'unica strada di accesso, parlandone come di una sorta di scala. Posto a cavallo delle vallate del torrente Roccella e del Fiume Imera, il Monte domina, da non molto lontano, anche il litorale tirrenico che dalla torre di Roccella si spinge fino al sito dell'antica Imera, proprio all'imbocco della foce, in passato porto fluviale.
Oltre che l'abitato di Collesano, dalla sommità si distinguono, a occhio nudo, le rocche di Gratteri, Caltavuturo e Sclafani e la città di Termini.
La sommità del Monte è occupata dai resti di un antico e ampio abitato che la storiografia antica e quella locale hanno ritenuto di poter individuare in Paropo, centro coinvolto in alcune drammatiche fasi della prima guerra punica, secondo quanto riferisce Polibio. L'ipotesi non è tuttavia suffragata da idonee campagne di scavo che a tutt'oggi mancano, mentre la moderna ricerca pone Paropo in altro sito, lontano dal nostro. E' però degno di nota il fatto che da una cavità della parete ovest del Monte, provengano frammenti di ceramica antica, oggi al Museo Archeologico di Palermo, databili al VII secolo avanti Cristo. Alcuni autori hanno peraltro scritto di un probabile insediamento siculo. Una frequentazione antica del sito è dunque certa, anche se ancora tutta da scoprire e studiare. A seguire le fonti storiche, pure certa sembrerebbe la mancanza di continuità di vita nel sito dalla fase preellenica sino al medioevo arabo-normanno, per i lunghi periodi di vuoto di notizie che si registrano.
Un momento decisivo per la comprensione dei resti, vastissimi ed affioranti, di Monte d'Oro viene dagli studi di Michele Amari. L'insigne arabista, nel proporre la traduzione dell'opera del geografo arabo-siculo Idrisi (il famoso Libro di Re Ruggero), identifica Qal 'at as Sirat (la Rocca della Strada) con Golisano, "comune il cui nome oggi scrivono Collesano." Idrisi così si esprime riferendosi al centro in questione che nel suo itinerario pone a nove miglia ad ovest di Al Himar (l'Asino, odierna Isnello): " Rocca sopra un colle scosceso ed elevato poggio.. ...una volta sorgeavi un castello fortissimo e difendevolissimo.....ma il ridottato Re Ruggiero ha fatto diroccare il castello e tramutare l'abitato nel sito dove è oggi".
Per la prima volta viene così documentata da una testimonianza coeva (Idrisi scrive alla corte di Palermo attorno al 1154), la distruzione violenta dell' abitato fortificato di Monte d'Oro ed il trasferimento forzoso della popolazione nel sito, meno difendevole, oggi occupato da Collesano, che nei documenti latini del XII secolo diventa Golisanum.
Quanto ai motivi della distruzione E. Maurici fa rientrare il caso della nostra rocca fra le "pure e semplici prove di forza, culminate con l'espulsione violenta di intere comunità indigene dalle loro originarie residenze ed il trasferimento in località ove più agevole ne risultava il controllo e, in prospettiva, l'assimilazione".
Diversamente, E Giunta vede la distruzione del centro ad opera del re nel quadro della pesante restaurazione portata avanti dallo stesso dopo la soluzione a lui favorevole del caso italiano che aveva visto coinvolte e perdenti varie forze antimonarchiche. Fra i perdenti che avevano sfidato il re normanno un ruolo significativo aveva svolto il fronte baronale anti ruggeriano, comprendente pure Rainolfo, cognato del re e titolare della signoria di Collesano e di altri centri siti nell'Italia centro-meridionale che vengono, alla fine, rasi al suolo.
Comunque sia andata è questo il momento del definitivo abbandono di Qal'at as Sirat che il geografo arabo al Muqaddasi, scrivendo poco prima dell'anno Mille, aveva ricordato fra le città isolane, mentre al Katib ad Dimisqui, tre secoli dopo, l'annovera fra le rocche; del nostro centro è menzione pure nella famosa Cronaca di Cambridge, dovuta a un ignoto cronista musulmano. Sorta su nuovo e non lontano colle, affidata alla domina Adelicia (o Adelasia), nipote di Ruggero II, in epoca normanna Golisano diventa centro di una vasta signoria che tocca da un lato il Tirreno con l'approdo di Sahrat 'al hadìd (la Rupe del Ferro, odierna torre di Roccella), e dall'altro si incunea profondamente nelle Madonie fra boschi, pascoli e terreni vocati alla cerealicoltura. All'inizio il centro è abitato principalmente da musulmani, ma presenti in maniera significativa sono pure i greco-bizantini ed i latini, immigrati dall'Italia meridionale e settentrionale. Questi ultimi si raccolgono attorno alla chiesa di S. Pietro, mentre i greci faranno perno sull'abbazia basiliana di S.Maria di Pedale (S. Maria Pratali grecorum) che, pertinacemente, ancora nelle collette pontifìcie del 1308-1310 presenta clero di rito bizantino. Quanto ben radicata fosse la cultura greca in questo lembo delle Madonie è testimoniato, tra l'altro, dalle conversioni dei musulmani che passano, dopo le prime generazioni, al cristianesimo greco, e non latino, come dimostrano i nomi di intere famiglie di villa¬ni. Collesano è, d'altra parte, la terra di origine dei santi basiliani Saba, Macario e Cristoforo fuggiti nell'Italia meridionale nel X secolo, in piena dominazione musulmana.
Zona di confine, a lungo a Collesano convivono genti di etnia latina, araba e greca, come si evince dalle sottoscrizioni dei diplomi coevi. a città sul Monte d'Oro (città vecchia già in un diploma del 1181), intatta e ben preservata dalle difficoltà di accesso, non è mai stata oggetto di regolari campagne di scavo, ma soltanto di alcuni saggi, come quelli condotti dalla competente Soprintendenza nel 1972. I risultati dello studio sono stati pubblicati su "Sicilia Archeologica" e rimangono ad oggi il solo contributo scientifico su un sito che pure non manca di molteplici motivi di interesse.
Nel primo dei due articoli, C.A. Di Stefano, dopo aver passato in rassegna gran parte della bibliografia sul sito, presenta i risultati dei tre saggi compiuti.
L'esplorazione ha portato alla luce un edificio di cinque ambienti che presentano una tecnica costruttiva comune a tutto l'abitato: "muri a doppio paramento...costruiti a secco con blocchi irregolari di calcare locale....inzeppati con schegge ricavate dalla lavorazione dei blocchi stessi". Copertura a tegole ricurve, pavimentazione con battuti, a volte vero e proprio lastricato sono le altre caratteristiche dei fabbricati. Ciò ha fatto ritenere alla studiosa citata che per la rocca di Collesano si possa parlare di insediamento simile a quello, non lontano, di Brucato, tra Termini e Sciara, distrutto e definitivamente abbandonato nel XIV secolo ed a lungo studiato ed esplorato da J.M.Pesez e la sua missione dell'Ecole des Hautes Études en Siences sociales di Parigi. Gli elementi raccolti nel saggio di scavo sopra il Monte d'Oro sono tutti databili tra l'inizio dell'XI secolo e la fine del XII mentre tutto sembrerebbe escludere la possibilità di una collocazione di Paropos sul nostro Monte. Rimane, perciò, ancora fitto il mistero dei primi ed antichissimi insediamenti nell'area dello stesso monte.
Oltre che l'abitato di Collesano, dalla sommità si distinguono, a occhio nudo, le rocche di Gratteri, Caltavuturo e Sclafani e la città di Termini.
La sommità del Monte è occupata dai resti di un antico e ampio abitato che la storiografia antica e quella locale hanno ritenuto di poter individuare in Paropo, centro coinvolto in alcune drammatiche fasi della prima guerra punica, secondo quanto riferisce Polibio. L'ipotesi non è tuttavia suffragata da idonee campagne di scavo che a tutt'oggi mancano, mentre la moderna ricerca pone Paropo in altro sito, lontano dal nostro. E' però degno di nota il fatto che da una cavità della parete ovest del Monte, provengano frammenti di ceramica antica, oggi al Museo Archeologico di Palermo, databili al VII secolo avanti Cristo. Alcuni autori hanno peraltro scritto di un probabile insediamento siculo. Una frequentazione antica del sito è dunque certa, anche se ancora tutta da scoprire e studiare. A seguire le fonti storiche, pure certa sembrerebbe la mancanza di continuità di vita nel sito dalla fase preellenica sino al medioevo arabo-normanno, per i lunghi periodi di vuoto di notizie che si registrano.
Un momento decisivo per la comprensione dei resti, vastissimi ed affioranti, di Monte d'Oro viene dagli studi di Michele Amari. L'insigne arabista, nel proporre la traduzione dell'opera del geografo arabo-siculo Idrisi (il famoso Libro di Re Ruggero), identifica Qal 'at as Sirat (la Rocca della Strada) con Golisano, "comune il cui nome oggi scrivono Collesano." Idrisi così si esprime riferendosi al centro in questione che nel suo itinerario pone a nove miglia ad ovest di Al Himar (l'Asino, odierna Isnello): " Rocca sopra un colle scosceso ed elevato poggio.. ...una volta sorgeavi un castello fortissimo e difendevolissimo.....ma il ridottato Re Ruggiero ha fatto diroccare il castello e tramutare l'abitato nel sito dove è oggi".Per la prima volta viene così documentata da una testimonianza coeva (Idrisi scrive alla corte di Palermo attorno al 1154), la distruzione violenta dell' abitato fortificato di Monte d'Oro ed il trasferimento forzoso della popolazione nel sito, meno difendevole, oggi occupato da Collesano, che nei documenti latini del XII secolo diventa Golisanum.
Quanto ai motivi della distruzione E. Maurici fa rientrare il caso della nostra rocca fra le "pure e semplici prove di forza, culminate con l'espulsione violenta di intere comunità indigene dalle loro originarie residenze ed il trasferimento in località ove più agevole ne risultava il controllo e, in prospettiva, l'assimilazione".
Diversamente, E Giunta vede la distruzione del centro ad opera del re nel quadro della pesante restaurazione portata avanti dallo stesso dopo la soluzione a lui favorevole del caso italiano che aveva visto coinvolte e perdenti varie forze antimonarchiche. Fra i perdenti che avevano sfidato il re normanno un ruolo significativo aveva svolto il fronte baronale anti ruggeriano, comprendente pure Rainolfo, cognato del re e titolare della signoria di Collesano e di altri centri siti nell'Italia centro-meridionale che vengono, alla fine, rasi al suolo.
Comunque sia andata è questo il momento del definitivo abbandono di Qal'at as Sirat che il geografo arabo al Muqaddasi, scrivendo poco prima dell'anno Mille, aveva ricordato fra le città isolane, mentre al Katib ad Dimisqui, tre secoli dopo, l'annovera fra le rocche; del nostro centro è menzione pure nella famosa Cronaca di Cambridge, dovuta a un ignoto cronista musulmano. Sorta su nuovo e non lontano colle, affidata alla domina Adelicia (o Adelasia), nipote di Ruggero II, in epoca normanna Golisano diventa centro di una vasta signoria che tocca da un lato il Tirreno con l'approdo di Sahrat 'al hadìd (la Rupe del Ferro, odierna torre di Roccella), e dall'altro si incunea profondamente nelle Madonie fra boschi, pascoli e terreni vocati alla cerealicoltura. All'inizio il centro è abitato principalmente da musulmani, ma presenti in maniera significativa sono pure i greco-bizantini ed i latini, immigrati dall'Italia meridionale e settentrionale. Questi ultimi si raccolgono attorno alla chiesa di S. Pietro, mentre i greci faranno perno sull'abbazia basiliana di S.Maria di Pedale (S. Maria Pratali grecorum) che, pertinacemente, ancora nelle collette pontifìcie del 1308-1310 presenta clero di rito bizantino. Quanto ben radicata fosse la cultura greca in questo lembo delle Madonie è testimoniato, tra l'altro, dalle conversioni dei musulmani che passano, dopo le prime generazioni, al cristianesimo greco, e non latino, come dimostrano i nomi di intere famiglie di villa¬ni. Collesano è, d'altra parte, la terra di origine dei santi basiliani Saba, Macario e Cristoforo fuggiti nell'Italia meridionale nel X secolo, in piena dominazione musulmana.
Zona di confine, a lungo a Collesano convivono genti di etnia latina, araba e greca, come si evince dalle sottoscrizioni dei diplomi coevi. a città sul Monte d'Oro (città vecchia già in un diploma del 1181), intatta e ben preservata dalle difficoltà di accesso, non è mai stata oggetto di regolari campagne di scavo, ma soltanto di alcuni saggi, come quelli condotti dalla competente Soprintendenza nel 1972. I risultati dello studio sono stati pubblicati su "Sicilia Archeologica" e rimangono ad oggi il solo contributo scientifico su un sito che pure non manca di molteplici motivi di interesse.Nel primo dei due articoli, C.A. Di Stefano, dopo aver passato in rassegna gran parte della bibliografia sul sito, presenta i risultati dei tre saggi compiuti.
L'esplorazione ha portato alla luce un edificio di cinque ambienti che presentano una tecnica costruttiva comune a tutto l'abitato: "muri a doppio paramento...costruiti a secco con blocchi irregolari di calcare locale....inzeppati con schegge ricavate dalla lavorazione dei blocchi stessi". Copertura a tegole ricurve, pavimentazione con battuti, a volte vero e proprio lastricato sono le altre caratteristiche dei fabbricati. Ciò ha fatto ritenere alla studiosa citata che per la rocca di Collesano si possa parlare di insediamento simile a quello, non lontano, di Brucato, tra Termini e Sciara, distrutto e definitivamente abbandonato nel XIV secolo ed a lungo studiato ed esplorato da J.M.Pesez e la sua missione dell'Ecole des Hautes Études en Siences sociales di Parigi. Gli elementi raccolti nel saggio di scavo sopra il Monte d'Oro sono tutti databili tra l'inizio dell'XI secolo e la fine del XII mentre tutto sembrerebbe escludere la possibilità di una collocazione di Paropos sul nostro Monte. Rimane, perciò, ancora fitto il mistero dei primi ed antichissimi insediamenti nell'area dello stesso monte.
I reperti medievali rintracciati sono stati invece oggetto di attenta analisi da parte di Franco D'Angelo.
Tra i materiali venuti alla luce prevale la ceramica acroma, caratterizzata da solcature di tornio, non mancano frammenti di bacini con colori bruno a fasce e verde a bande nonché frammenti di lucerne e di brocche di vario tipo. Di particolare interesse il ritrovamento di un denaro svevo dell'epoca dell'imperatore Enrico e di Costanza, segno evidente di una tarda frequentazione del sito. Notevole pure una fibula alto medievale. Da ricordare infine un pestello di bronzo, anelli di ferro e materiali di vetro, quasi sempre di colore verde.
"Una particolare attenzione merita un denariale o peso monetale di colore azzurro sul quale in nessuna delle due facce è indicato il nome del califfo a cui appartenevano la data o il peso che voleva rappresentare; la scrittura è completamente svanita (o non è mai esistita)". L'esame delle ceramiche, dei metalli e dei vetri rinvenuti porta F. D' Angelo a concludere che il centro sul Monte d'Oro è la Qal'at as Sirat della cui distruzione parla Idrisi, con una probabile rioccupazione del sito oltre il 1150. Per parte nostra propendiamo a credere che la frequentazione della rocca oltre il 1140, data di consacrazione della chiesa di S. Pietro, sita nel nuovo borgo voluto da re Ruggero ed affidato ad Adelicia, morta tra il 1161 ed il 1181, sia stata soltanto episodica e di breve momento. Proprio attorno alla ricordata chiesa e al nuovo castello normanno, di cui è menzione in un documento del 1194, si sarebbe sviluppato il nuovo borgo di Golisano. Monte d'Oro, secondo un'antica leggenda locale, ignota alle giovani generazioni, custodisce un tesoro che potrà essere scoperto solo dopo che tre giovani di nome Pietro saranno morti nel ricercarlo.
Forse il tesoro di Monte d'Oro è soltanto un tesoro di pietra la cui valorizzazione (il ritrovamento) necessita di tempi lunghi ed è cosa non facile, ma la cui "scoperta" può costituire una svolta per la comunità locale.
Probabilmente le pietre di Monte d'Oro aspettano di essere "ritrovate" per potere fare scrivere un'altra affascinante pagina dell'archeologia medievale siciliana.
Tra i materiali venuti alla luce prevale la ceramica acroma, caratterizzata da solcature di tornio, non mancano frammenti di bacini con colori bruno a fasce e verde a bande nonché frammenti di lucerne e di brocche di vario tipo. Di particolare interesse il ritrovamento di un denaro svevo dell'epoca dell'imperatore Enrico e di Costanza, segno evidente di una tarda frequentazione del sito. Notevole pure una fibula alto medievale. Da ricordare infine un pestello di bronzo, anelli di ferro e materiali di vetro, quasi sempre di colore verde."Una particolare attenzione merita un denariale o peso monetale di colore azzurro sul quale in nessuna delle due facce è indicato il nome del califfo a cui appartenevano la data o il peso che voleva rappresentare; la scrittura è completamente svanita (o non è mai esistita)". L'esame delle ceramiche, dei metalli e dei vetri rinvenuti porta F. D' Angelo a concludere che il centro sul Monte d'Oro è la Qal'at as Sirat della cui distruzione parla Idrisi, con una probabile rioccupazione del sito oltre il 1150. Per parte nostra propendiamo a credere che la frequentazione della rocca oltre il 1140, data di consacrazione della chiesa di S. Pietro, sita nel nuovo borgo voluto da re Ruggero ed affidato ad Adelicia, morta tra il 1161 ed il 1181, sia stata soltanto episodica e di breve momento. Proprio attorno alla ricordata chiesa e al nuovo castello normanno, di cui è menzione in un documento del 1194, si sarebbe sviluppato il nuovo borgo di Golisano. Monte d'Oro, secondo un'antica leggenda locale, ignota alle giovani generazioni, custodisce un tesoro che potrà essere scoperto solo dopo che tre giovani di nome Pietro saranno morti nel ricercarlo.
Forse il tesoro di Monte d'Oro è soltanto un tesoro di pietra la cui valorizzazione (il ritrovamento) necessita di tempi lunghi ed è cosa non facile, ma la cui "scoperta" può costituire una svolta per la comunità locale.
Probabilmente le pietre di Monte d'Oro aspettano di essere "ritrovate" per potere fare scrivere un'altra affascinante pagina dell'archeologia medievale siciliana.


