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La Ceramica di Collesano 3° parte

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composizione%20maiolica%20artisitica%201%20200%20x%20257.jpgIL NOVECENTO
Con il '900 ci avviciniamo al periodo di decadenza della ceramica artigianale in tutti i centri produttori siciliani, andamento già avviato alla fine dell'ottocento. Anche Collesano, subì la stessa sorte, al punto di cominiciare ad interrompere la produzione e spegnere diversi forni. La produzione vascolare, artistico, decorativo, di gusto, oggi diremmo di "qualità" richiesto dalle famiglie nobili, dai farmacisti e dagli aromatari, infatti, lascia posto a un "oggetto d'uso quotidiano" della cultura povera, contadina, poco esigente, tendente a soddisfare solamente un necessità primaria, funzionale. Da un'analisi produttiva ed artistica di questo contesto locale, emergono alcuni  fattori sfavorevoli:  - Si esauriscono le richieste di mercato di un certo livello e vengono meno anche gli stimoli alla produzione di qualità, alla ricerca, al gusto estetico, alle forme nuove; I saltuari prototipi di ceramica esportata in America risultarono un fallimento economico; - L'artigiano locale non predisposto al cambiamento, all'innovazione del processo produttivo, all'organizzazione del lavoro di tipo specialistico, non opera nessun investimento; - Le condizioni di tipo lavorativo in cui versavano gli "stazzunari" continuavano ad essere estremamente precarie ed insicure; - La stessa mancanza di un ricambio generazionale tra le generazioni dei ceramisti e alle nuove esigenze di lavoro e di mercato; - Le grandi quantità di maioliche importate da altri centri poiché si ritrovano di buona fattura e perché alquanto bassi  di prezzo.  La situazione si fa effettivamente preoccupante e drammatica per l'artigianato locale e per il patrimonio artistico collesanese.
Le richieste particolari di oggettistica decorata, risultavano ormai saltuarie anche a causa dei costi proibitivi.
Abbiamo notizia "che agli inizi del '900 producevano a Collesano con maggior e minor perfezione" i discendenti delle famiglie Barbera, Catalano, Carrà, Cellino, Cirri e, le famiglie Asciutto e Iachetta".

Gli artigiani locali continuavano a produrre e ripresentare oggettistica alquanto modesta, essenzialmente legata all'utilità delle famiglie, ai semplici e funzionali usi e ai costumi tradizionali, come vasi per acqua, per vino, boccali, lumiere, vasi da fiore e da notte,  fiaschi, scodelle, catusi, collidoca, criscintiere, bornie, statuette, acquasantiere, ect.
Risultano invece, significativi e illuminanti i fiaschi tradizionali e a cucciddatu, le brocche, le figure antropomorfe col segreto, dove si fondono insieme bravura artigianale con la canzonatura, lo scherzo e l'astuzia.
Collesano fino al 1960, malgrado le molteplici fornaci operanti nel quartiere "Stazzone" e fuori dal centro urbano, conservò una posizione di modesto centro produttore, con un mercato tipicamente locale. I rigattieri del periodo, vendevano questo tipo di  merce nei paesi limitrofi durante le fiere paesane e le feste patronali.  
mattonelle%20collesanesi%201%20200%20x%20326.jpgUn “figulo” collesanese Mastru Cirri Vincenzo, sensibile ai nuovi prodotti e alle nuove tecniche di lavorazione, fece studiare e perfezionare il figlio Giuseppe a Caltagirone, apprezzato centro siciliano della ceramica ma, la sua produzione, non ebbe quella qualità desiderata.
I ceramisti collesanesi riprendendo la tradizione ottocentesca, usarono nei loro prodotti in terracotta e poi “stagnati” (vaso, fiasco, lucerna, statuette, bornie, acquasantiere, ecc.) vetrine colorate sempre dello stesso tipo. Le maioliche prodotte infatti, in questo periodo, hanno come caratteristica la semplicità delle forme e la continuità cromatica: l'utilizzo del giallo miele, del verde ramina e un po’ meno il colore manganese. Le terrecotte, nella parte alta vengono trattati con il verde ramina mentre nella parte inferiore, dal giallo miele o paglino, come qualcuno lo chiama; questi colori restituiscono un’identità, un valore agli oggetti a tal punto da caratterizzarli come "originali" e "unici" probabilmente nel contesto della produzione isolana, madonita indubbiamente.
Smalti ripresi in modo generalizzato dalle ultime famiglie ceramiste collesanesi: Asciutto, Catalano, Cirri, Iachetta al punto da contraddistinguere tutta la produzione fino al 1960. Invece, la smaltatura in manganese, veniva usata nell'interezza del pezzo ceramico. Quest’ultimi figuli, esperti del tornio e della cottura, lasciarono pochi oggetti decorati, probabilmente, non compresero la necessità  del decorare a pennello o forse, ed è anche la cosa più probabile, non sapevano generalmente decorare.
Alla sensibilità cromatica delle maioliche, si accompagnano anche il gusto plastico degli elementi vegetali a bassorilievo e i graffiti o le incisioni lasciati come segno decorativo e come riconoscimento dell’artista ceramista.
mattonelle%20collesanesi%202%20200%20x%20244.jpgGli elementi recuperati dall'ultima generazione collesanese, sono la forma, lo stile e le tipologie delle ceramiche vascolari del secolo precedente. I nuovi pezzi, ripresi e forgiati, mantennero le caratteristiche e le tipologie ottocentesche, senza impulso e senza mettere nulla di nuovo. Tutta la nuova produzione sembra voler dare un segno di "rispetto al passato". Nessun esempio significativo di cambiamento, di crescita, tantomeno di ricerca. Le lucerne, i bummuli, le bornie, i fiaschi e ogni altra oggettistica,  risulteranno le riproduzioni del passato.
Alle attività artigianali operanti oggi a Collesano è affidato, anche, il recupero più o meno esplicito di questo patrimonio storico ed artistico e soprattutto l’identificazione di una specifica caratteristica, tipologia e qualità del prodotto locale.

LA PRODUZIONE DI MATTONELLE
Collesano nella seconda metà del '600 presentava un cospicuo numero di fornaci e "stazzunara" per la produzione di "maduna longhi e quatri" in cotto e "maduni pinti di Valenza", cioè stagnati (in particolare nei documenti del 1660).
Tra il '700 e l'800 risulta efficiente l'attività ceramica per la produzione di mattoni maiolicati, ma non esiste una vera e propria "storia della ceramica di pavimentazione di Collesano". Sono arrivati oggi, pochi esemplari di mattonelle decorate realizzate nei forni locali, gran parte di questo materiale è andato perduto o quasi certamente la loro provenienza risulta insicura e di dubbio stile. Le decorazioni riprodotte nelle piastrelle dai laboratori collesanesi, imitano certune tipologie palermitane che si ispirano a loro volta, alle “riggiole” napoletane. A Palermo arrivavano parecchie mattonelle e vasellame partenopee durante il XVII° secolo, infatti intensa era l'importazione e diviene sempre più decisa per tutto il XVIII° secolo.
Le numerose officine collesanesi produttrici di mattonelle "stagnate", ancora una volta, così come avvenne per il vasellame, risentirono dell'influenza decorativa e cromatica delle fabbriche palermitane e oggi, possiamo sostenere che hanno avuto un discreto mercato locale, nel comprensorio madonita.
Nel Palazzo Municipale, ex convento domenicano, sono andate perdute le pavimentazioni “stagnate” prodotte nel 1769 dalla bottega di Mastro Antonino Barbera, "sotto la direzione di operai napoletani specializzati fatti venire appositamente". Le stesse mattonelle della pavimentazione realizzata nel 1824, per la chiesa di S. Caterina (distrutta per il crollo del 1976) "a motivi floreali", sono impresse la firma di "Lu Novu" e quella di "M.A.B". (Mastro Antonino Barbera), dovevano essere sicuramente della stessa fabbricazione. Altre mattonelle collocate nell'ex chiesa dei Cappuccini n Collesano e a Polizzi Generosa, recano questi motivi floreali. Altre tipologie simili a livello decorativo sono state ritrovate anche a Cefalù, Castelbuono e a Isnello. Probabilmente all'attività vascolare si integrò quella dalle piastrelle decorate, che dovette durare fino al 1882, quando venne meno la produzione delle mattonelle e di conseguenza scomparvero, le forme, gli stampi (matrici) per la decorazione.
Dai pochi esempi di mattoni e piastrelle (tozzetti) decorati di manifattura collesanese, riscontriamo semplici decorazioni: ornato e composizioni, che imitano quasi sempre motivi e schemi palermitani o modelli napoletani. Di regola i mattoni in cotto invetriati e decorati, fabbricati a Collesano misurano cm. 14x14, mentre le piastrelle hanno dimensioni di 8x8 cm. (si discostano dalle produzioni napoletane cm. 20x20 e da quelle palermitane cm. 18x13 e cm. 14,5x14,5).
Il mattone, la cui composizione stilistica è diagonalmente divisa da un campo di colore verde ramina intenso, con contorno sinusoidale e da un ornato un po’ grossolano a campanula. Quest’ultima, stilizzata, riempie l'altra metà di diagonale, utilizzando colori tipici della cultura collesanese: giallo-arancio, manganese chiaro e ramina; i contorni sono spessi e di colore manganese. La specificità di questo mattone, permette diverse variazioni compositive, non a caso, sono state ritrovate "anche in area palermitana", con lieve differenze nel decoro floreale (e sappiamo provenire dalle fabbriche di mattoni di Naso, fornaci particolarmente attive, vicino Capo d’Orlando, nella provincia messinese. Costituisce un tipico esempio di imitazione napoletana: decori vegetali in ramina, giallo-arancio e pennellate in cobalto. Esemplari della stessa decorazione si trovano a Palermo e la realizzazione probabilmente risale ai primi anni del '700.
Inoltre, la fascia settecentesca ritrovata in un pavimento conventuale collesanese, presenta motivi vegetali a foglia con chiusure a spirale, di colore ramina e contorno in manganese. Anche nella chiusura esterna, il ramina e una tonalità di colore manganese leggera.
Il mattone utilizzato "come fregio di pavimenti e rivestimenti siciliani" dal motivo a "treccia", abbastanza frequente nel vasellame collesanese del '600, sottolinea l'influenza decorativa del periodo arabo. Due i colori presenti: il ramina che contorna la treccia e la fascia esterna, il giallo-arancio per la fascia interna, infine il contorno a tratti e la retinatura in manganese. Mattonelle similari sono state rinvenute nelle zone del messinese, e del palermitano.
La piastrellina (tozzetto) di cm. 8x8 (esiste, anche una diversa versione decorativa), veniva utilizzata come elemento cromatico nella pavimentazione tutto in cotto. La centralità in giallo è contornata dal rosone a quattro elementi in ramina e punte in azzurro dalla tonalità chiara, la composizione è contornata in manganese, questa pavimentazione è stata rinvenuta in un palazzo baronale a Collesano.
È stata trovata una mattonella decorativa datata 1886 (si noti il numero sei al contrario), molto semplice e grossolana nel tratto, dalla composizione statica, rappresenta la Sacra Famiglia, su fondo paglino-arancio e contorni in manganese.
Un caso a parte, rappresentano e meritano attenzione, le guglie delle torri campanarie e le gugliette maiolicate, ubicate numerose nei paesi madoniti (Collesano, Isnello, Castelbuono, Geraci, Petralie, San Mauro Castelverde, ect.), certamente di produzione locale. Caratteristiche sono gli elementi modulari policromi in terracotta ad incastro, la varietà cromatica delle vetrine usate, che restituiscono nella messa in opera, disegni geometrici interessanti ed effetti cromatici significativi e singolari. L'attuale guglia ricollocata nella chiesa di S. Maria la Vecchia, vicino ai ruderi del Castello e proveniente dalla chiesa di San Giovanni, distrutta a causa della violenta frana del 1932 che distrusse numerosi edifici a Collesano ne è un esempio.

pezzi%20ceramici%20del%20600%20200%20x%20255.jpgLA CERAMICA DAL XVII° SECOLO A OGGI IN MOSTRA nel dicembre 1997 e aprile 1998
Il Comune di Collesano, l'Ente Parco delle Madonie, la Provincia Regionale di Palermo, con il supporto degli storici, degli esperti e degli artigiani locali, hanno permesso di sostenere e valorizzare la tradizione ceramica collesanese, organizzando l'interessante Mostra "La Ceramica di Collesano dal XVII secolo a oggi", visitata e apprezzata da più di 5000 persone. Curata da Tommaso Gambaro, la mostra è stata allestita da Michele Sottile nella restaurata ex chiesa di San Giacomo in Collesano dal 23 dicembre 1997 e proseguita fino al mese di aprile 1998. La mostra, divisa in aree tematiche, tracciava un preciso itinerario storico, presentando numerosissimi pezzi ceramici prodotti a Collesano e provenienti da vari musei, gallerie nazionali e regionali, nonché da collezioni private. Sono state esposte, anche, le produzioni ceramiche degli artigiani locali presenti oggi, al fine di valorizzare la loro attività.
Sono seguiti interessanti studi storici, ricerche nel settore, interventi di rivalutazione e di conoscenza di quest'arte "minore" che hanno dato vita a Convegni, Mostre, Pubblicazioni, Esposizioni e, non ultima, il suggerimento di aprire a Collesano una sezione staccata dell'Istituto D'arte nel settore della ceramica.
Anche se molta strada è da percorrere dal punto di vista archivistico, storiografico, promozionale, le notizie e le immagini raccolte ci offrono un interessante panorama della produzione ceramica collesanese dal XVII° secolo a oggi. Apprezzabile il cammino storico della famiglia locale (Iachetta) che continua la produzione di oggetti "popolari" smaltati e decorati e, la nascita, da qualche anno, di attività imprenditoriali locali con caratteristiche artigianali per la produzione di cotto, di mattonelle smaltate e decorate di oggettistica varia.
E' necessario, per lo stesso patrimonio di conoscenze e per il destino della ceramica collesanese, non imitare il passato, cioè “clonare” opere storiche esistenti, ma riproporre e/o ideare un'oggettistica tradizionale o moderna, attraverso la ricerca continua, la tecnologia, la progettazione, la realizzazione, giungendo a coniugare gli elementi propri del passato con le esigenze, la funzionalità, la praticità e il design del modo di vivere oggi.

SINTESI FINALE E POSSIBILE FUTURO DELLA CERAMICA
Le produzioni ceramiche collesanesi del XVII° secolo riuscirono, a crearsi una "nicchia di mercato" nell'isola. Le maestranze, operanti a Collesano, non riuscirono, però, a "segnare" l'ambiente artistico dell'epoca, ne tantomeno ad imprimere uno "stile collesanese". Infatti, lasciarono modesti "gusti e tendenze" e poche tecniche di lavorazione (argille, vetrine, decorazioni). Soddisfacente, per quel periodo, è da ritenersi la produzione dei manufatti vascolari collesanesi, anche se oggi, sono pervenuti in buono stato, solo, pochissimi esemplari. Queste maioliche che hanno "segnato" la storia di Collesano, piccolo centro delle Madonie, sono oggi, poco conosciute ed apprezzate dalle nuove generazioni.
Le ceramiche prodotte nell'800, definite arte "popolare" rimangono l'opera più "sapiente ed originale" delle maestranze locali, non per la qualità artistica e tecnica, ma perché hanno "caratterizzato" il luogo. L'artigiano locale, continuò successivamente a produrre le stesse tipologie ed avvertì subito una crisi "d'identità" e di "progettualità" accompagnata dalla mancanza di una "ricerca di mercato". "L'unica strada possibile per far uscire la bottega artigianale dall'isolamento, … è, a parer mio, cercare di 'progettare la tradizione'. … di pensare ad un artigianato contemporaneo. A Collesano progettare la tradizione vuol dire individuare le principali tipologie e capire se può esserci ancora una possibilità di utilizzo, riuso. Capire, cioè se una bornia, un lemmo, un fiasco, possono essere considerati oggetti d'uso, intuire e ricercare se, oggi, esiste per loro un mercato concreto. Capire se …la melanzana o il peperone, i monaci o le damine in costume per la loro forte identità e riconoscibilità, possono essere inclusi in quel mondo di oggetti depositari di forti segni ludici e funzionali che il mercato oggi richiede e che sembra accettare di più. Capire, cioè, se alcuni manufatti necessitano di una operazione di 'redesign', di una sorta di riordino ergonomico e di un riadattamento alle nuove ragioni d'uso (criscintera). Capire, infine, se progettare vuol dire anche ricercare nuove forme, nuove tipologie con riferimenti più o meno espliciti alla tradizione locale.
Si tratta in sostanza di far conquistare a colori, decorazioni, rapporti formali locali, uno stile più attuale e aderente al nostro tempo." (G. Levanti - Progettare la tradizione).

rielaborazione testo DVV
BIBLIOGRAFIA
LA CERAMICA DI COLLESANO DAL XVII SECOLO A OGGI Tommaso Gambaro, Flaccovio Editore Palermo 1998
NEL PARCO la storia, la terra, le leggi, gli itinerari, Ente Parco delle Madonie, Arti Grafiche Flaccomio - Palermo 1992
LA MAIOLICA SICILIANA DALLE ORIGINI ALL'OTTOCENTO Antonino Ragona, Sellerio Editore Palermo 1975
LA CERAMICA SICILIANA D'ARTE Antonino Ragona, Analisi by Analisi - Trend Bologna 1987
ENCICLOPEDIA UNIVERSALE DELL'ARTE "la Ceramica Popolare" A. Buttitta, De Agostini Novara
COLLESANO PER GLI EMIGRATI Rosario Termotto - A. Asciutto, Comune di Collesano 1991
IL COMUNE DI COLLESANO Egidio Panzarella, Medina Palermo 1995
TUTTA SICILIA "Ceramiche di Collesano" T. Li Pira, Mensile di turismo e artigianato Anno 1 n° 1 1953
Musei, Gallerie, Collezioni
Azienda Autonoma Provinciale per l'incremento Turistico, Palermo - Civiche raccolte d'arte applicata del Casello Sforzesco, Milano - Galleria Regionale della Sicilia, Palermo - Museo Etnografico Pitrè, Palermo - Museo Internazionale delle Ceramiche, Faenza
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